“Va a riferire al mio servo David:

così dice Javhè:

tu non mi edificherai la casa dove dimorare!

Io infatti non ho abitato in nessuna casa da quando

ho liberato Israele fino ad oggi, ma mi sono aggirato

di tenda in tenda e di dimora in dimora.

Durante tutte le mie peregrinazioni

attraverso l’intero Israele,

ho forse detto a qualcuno dei Giudici di Israele,

cui avevo ordinato di pascere il mio popolo,

una sola parola di questo genere:

– Perché non mi avete edificato una casa di cedro?“

1 Cron. 17, 4-6

 

E non vidi in essa alcun santuario;

poiché il Signore Iddio dominatore universale è il suo santuario.                  

Apoc. 21, 22

 



 

 

 

 

 

Lettera introduttiva

In questa lettera presentiamo gli atti del convegno “Migranti e migrazioni. Cause, opportunità e speranze” che si è tenuto il 18 maggio al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca.

Nel suo intervento Gianni De Robertis  ci ha detto che: “… le migrazioni non sono un’anomalia, ma sono costitutive dell’esperienza umana. Tutti siamo stranieri e pellegrini su questa terra. I primi cristiani dicevano di sé: noi siamo coloro che vivono accanto alla casa, viviamo in città, ma come pellegrini e stranieri (Eb 11, 13-16).  Il nome de La Tenda è proprio di chi sa di essere straniero, alla ricerca della patria. Se oggi parliamo di migrazione è perché si tratta di numeri che non sono mai stati così alti. Si conta che una persona su 7 ha lasciato la proprio città o il proprio paese. Di questi 700 milioni sono migranti interni, cioè che si spostano all’interno del proprio paese; circa 260 milioni sono migranti esteri e 60 milioni sono i migranti forzati e richiedenti asilo. Ciò che ci interroga non è solo il numero, ma anche il modo con cui avviene la migrazione. Quando gli italiani partono per lavorare all’estero, prendono l’aereo o il treno… ma molti altri non è così: devono affidarsi ai trafficanti, vivere viaggi che portano a condizioni inaccettabili.”

Nella sua relazione Giorgio Marcello parte  dalla costatazione che anche noi, come la sentinella di Isaia che chiede  quanto resta della notte,  “…siamo immersi nella notte del tempo presente e dobbiamo prendere atto che la notte è notte, mentre l’animo è proteso verso il giorno che sta per arrivare.

Riconoscere il tempo notturno, non equivale dunque ad una professione di pessimismo, ma è segno di speranza, che alimenta i tentativi di scorgere i segni del risveglio, le prime avvisaglie della luce a cui l’oscurità della notte prima o poi cederà il passo.

Uno dei segni che caratterizza il tempo notturno che stiamo vivendo è la crisi della coesione sociale, la frammentazione dei legami. In questa solitudine che ciascuno regala a se stesso si perde il senso del con-essere, cioè dell’esserci al mondo insieme.

Ne deriva la necessità di non assuefarsi alla notte, di alimentare il desiderio del giorno che deve arrivare, di coltivare aspirazioni di cambiamento. E, per quanto concerne il tema delle migrazioni, si tratta anche di prendere coscienza che, accanto a tante situazioni negative che ogni giorno catturano l’attenzione dei media, ci sono tante manifestazioni di solidarietà che dobbiamo imparare a riconoscere”.

Fedeli a questa impostazione che da sempre ci contraddistingue, quella cioè di non nasconderci la notte che ci circonda, ma di essere attenti all’alba che arriva nei mille segnali che intorno a noi ci parlano del risveglio delle coscienze e dello spirito di comunità, abbiamo dedicato la seconda parte del nostro incontro all’ascolto delle testimonianze di due migranti Osman dalla Somalia e Patricia dal Perù. Infine riportiamo il dibattito che ne è seguito.

Come al solito aspettiamo da tutti i nostri amici contributi e commenti.

Sommario della  49° lettera:

Atti del convegno Migranti e Migrazioni

  1. Introduzione di Chiara Flamini
  2. Presentazione del polo ex Fienile a Tor Bella Monaca di Carlo Stasolla
  3. Intervento di Gianni De Robertis direttore della Fondazione Migrantes
  4. Migranti e migrazioni. Cause, opportunità e speranze di Giorgio Marcello
  5. Testimonianze di Osman e Patricia e dibattito

 

 

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